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La quotazione non è solo la leva finanziaria, ma salto culturale

Il presidente di AIB, Pasini: le pmi devono alzare il tiro
De Miranda (ORI): l’impresa fattore che genera benessere.

La quotazione in Borda non deve essere vista solo come nuova leva finanziaria, ma come l’occasione per un cambio culturale all’interno della impresa stessa. Ne è convinto il leader di Feralpi ( e presidente dell’associazione degli industriali bresciani) Giuseppe Pasini che intervenendo al convegno dedicato alle imprese del mondo siderurgico dal titolo “Finanza d’impresa, nuovi strumenti per tempi nuovi”, indugia a lungo sul “cambio di pelle” che oggi più che mai è necessario avviare all’interno del mondo imprenditoriale italiano e bresciano.
Una svolta che chiama in causa, certo, nuovi e moderni strumenti finanziari, ma anche e soprattutto la necessità di “svecchiare” il modo di concepire e vivere l’impresa, aprendola a nuova sensibilità sociali e integrandovi professionalità sempre più specializzate e competenti.

Che le imprese italiane siano ancora troppo banco-centriche è un dato assodato. Come evidenziato dall’Ocse, nel nostro paese il rapporto tra Pil e credito bancario ( che peraltro fatica a sostenerle) è del 43%: più basso di quanto era nel 2011 (55%) ma ben più alto della media europea (38.7%).
Inoltre, spiega Gianfranco Tosini dell’ufficio studi siderweb, le imprese risultano tendenzialmente “sbilanciate a breve termine”. Ossia, con uno scenario temporale che limita il rafforzamento del capitale e la diversificazione delle fonti di finanziamento, con effetti sia sugli investimenti in ricerca sui mercati. In pratica, aggiunge Paolo Gesa di Banca Valsabbina, la stragrande maggioranza delle imprese italiane, e soprattutto le pmi, sono caratterizzate da una ridotta disintermediazione del canale bancario, un ampio ricorso al debito a breve termine e limitate disponibilità liquide, in un quadro che difficilmente sostiene le prospettive di sviluppo.

Ecco allora che il ricorso al mercato dei capitali, e alla stessa quotazione in borsa (anche con formule come la quotazione dell’Aim o il programma Elite), può diventare un modo per alzare il tiro e crescere.
“oggi gli strumenti finanziari li abbiamo e con il tempo ne avremo anche di migliori ma sta a ciascun imprenditore darsi una dimensione e un obiettivo – dice il presidente Pasini-: io resto dell’idea che la prima leva sia quella dell’investimento sulle persone, anche in un’ottica di ricambio generazionale. Le imprese per noi sono come dei figli, ma arriva un momento in cui è necessario superare la gelosia e il possesso per guardare avanti”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Roberto De Miranda, del comitato esecutivo del Gruppo Ori Martin. Per lui oggi più che mai “è l’impresa il vero fattore sociale che genera benessere”, ragion per cui innovazione (in termini di strumenti di finanziamento ma anche di strategia) e capitale umano diventano elementi assolutamente strategici per vincere le sfide dei mercati. Nel comparto siderurgico come altrove.

E i numeri lo confermano. Come evidenzia l’ad della quotata Gefran di Provaglio, Albero Bartoli ( ma è stato protagonista anche della quotata bresciana doc, la Sabaf di Ospitaletto) se improntata ad una crescita sostenibile la quotazione può portare vantaggi non da poco. “ Gefran è passata dai 40 mln di fatturato ante quotazione ai 135 milioni di oggi, con i dipendenti schizzati da 400 a 850 e la quota export da poco meno del 30% a più del 70%” tira corto evidenziando come il “salto” abbia implicato però un consistente cambio di cultura industriale: “una società quotata deve dotarsi di figure indipendenti e questo è percepito come un aggravio di costi – dice: lo è di certo, ma vale la pena di sostenerli se si vuole un’impresa più attrezzata e con meno rischi per il futuro”.

Ivo Conti di Tecnosider: abbiamo migliorato il nostro rating con effetti positivi su tutto il debito.

Chirografario o mini-bond? All’amletico dubbio rispondono alcuni dei protagonisti del convegno organizzato da siderwebe Banca Valsabbina al Centro paolo VI, e con le loro parole squarciano il velo du una perplessità che certo anima molti degli imprenditori in sala.
La prima testimonianza è quella di Ivo Conti, ad di Udine che si affaccia al mondo della siderurgia solo nel 2011 e che oggi vanta una produzione di 400 mila tonnellate di lamiera da treno ed un fatturato di 200 milioni di euro, per il 70/80% realizzato sul mercato internazionale.

Nel 2018, racconta Conti, inizia a pesare una differenziazione delle fonti di approvvigionamento finanziario e sottoscrive un minibond da 15milioni per rimodulare il debito e liberare fonti finanziarie indispensabili per chiudere gli investimenti del 2018 e iniziarne nel 2019. La scelta si rivela vincentee non sotto un unico profilo.
” La diversificazione della fonte rispetto alla banca ci ha dato subito una grande visibilità – racconta Conti-: è vero che un bond costa di più di un finanziamento chirografario, ma alla fine il saldo è stato positivo: c’è un recupero per tutta la massa debitoria in termini do rating che lo rende vantaggioso, ed i frutti si vedono da subito”. Ma non è tutto, ” il bond – prosegue – rispetto al chirografario lascia spazio all’azienda per dei flussi di cassa da destinare gli investimenti, ragion per cui va molto bene se l’impresa è in espansione”. Infine, il mini-bond ” consente un dialogo con l’advisor decisamente strutturato”.
Tutti vantaggi evidenziati anche dall’intervento di Olivo Foglieni, presidente del bergamasco FECS Group. ” I ritorni che abbiamo avuto sono stati incredibili: 8 milioni non in centrale rischi, le banche che sono venute a vedere cosa avevamo fatto ed un immediato miglioramento del rating – sintetizza il presidente-: magari dal punto di vista finanziario il bond ci è costato un po’ di più ma, il ritorno di immagine e la presenza su un mercato più inclusivo ci permette di affrontare delle sfide che altrimenti sarebbero state impossibili”.

Fonte: GDB, 22 FEBBRAIO 2019

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