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CI FIDIAMO TROPPO DEGLI ESPERTI.MA LA FINANZA E L’ECONOMIA DEVONO ESSERE TOTALMENTE RIPENSATE.

“I politici parlano molto di economia, ma lo fanno in un modo difficile da capire”, dice Catriona Watson in un video del quotidiano The Guardian. 

“Viviamo in una ‘econocrazia’: una società in cui le persone pensano che l’elemento più importante della loro vita sia troppo complicato e vada lasciato nelle mani degli esperti. Ma cosa accade se gli esperti sbagliano o non ci rappresentano?”. 

Catriona Watson studia economia all’università di Manchester. Fa parte della Post-crash economic society, un’associazione, fondata nel 2012 all’interno dell’Università di Manchester, che sostiene che i programmi e il metodo di insegnamento dell’economia debbano essere ripensati. 

La loro posizione è chiara: “Come associazione ci impegniamo per il pluralismo degli studi economici. Crediamo che il “mainstream” delle discipline abbia escluso tutte le opinioni che dissentono, e la crisi è probabilmente l’ultimo prezzo di questa esclusione. Tutti gli approcci alternativi sono stati messi ai margini. Agli studenti viene detto che soltanto una forma di economia è da considerarsi scientifica e corretta”.

Oltre a parlare di economia in modo difficile, i politici ne capiscono poco e parlano per suggestioni, cavalcano il populismo, sfruttano le scorciatoie del pensiero sulle quali ci accomodiamo tutti volentieri, senza comprendere che non stiamo facendo il nostro interesse. Dovrebbero vigilare, correggere e invece sono impotenti, ignoranti di fronte a discipline e metodi sempre più complessi. Così anche nella finanza regna la “post truth”, la post verità (parola dell’anno per il dizionario Oxford), cioè un flusso incontrollato di notizie che ci predispone alle bolle mediatiche dove la fanno da padroni i meccanismi perversi della rete, dei social network, fatti di followers e di like. Anziché smontare le falsità le si rinforza, i fatti obiettivi influiscono sempre meno sull’opinione pubblica e non c’è più un vero confronto tra le opinioni.

E nel frattempo gli esperti, o presunti tali, sbagliano, favoriscono o non sono capaci di prevedere le speculazioni e le bolle finanziarie sempre più pericolose. Nouriel Roubini, economista famoso per aver predettola crisi 2008 dei mutui subprime, aveva messo in guardia da una crisi spaventosa che sarebbe dovuta scoppiare nel 2016 e che invece non si è avverata. Un altro guru di Wall Street, Jim Rogers, e la banca Merril Lynch erano convinti che nel 2016 bisognasse “stare corti”, cioè ribassisti, sui bond americani che invece sono cresciuti del 17%. “Vendete tutto tranne i bond di alta qualità”, aveva scritto l’8 gennaio 2016 Andrew Roberts della Royal Bank of Scotland. Bond che invece hanno avuto performance modeste, hanno reso un quarto dei mercati emergenti e un terzo delle azioni globali. Anche i grandi fondi di investimento all’inizio dello scorso anno credevano alla zona Euro e al Giappone piuttosto che agli Stati Uniti. Risultato: Wall Street ha guadagnato il 9,5% mentre il Nikkei – 1,2% e lo Eurostoxx 50 appena un + 0,7%.

Diventa dunque sempre più determinante diffondere una maggiore cultura e conoscenza, a difesa dell’investitore, nonché cambiare, come appunto suggerisce il gruppo di lavoro dell’Università di Manchester, le regole di insegnamento e spiegazione della finanza e dell’economia.

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